Giuseppe Mirabella

mio blog, benvenuti :)
lunedì, 16 febbraio 2009

Rompiamo il silenzio

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.

Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.

Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.

Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.

La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.

La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.

Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti  nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.

Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero. 

Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno. 

Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.

Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.

Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.

Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale,  che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.

Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.

Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.

www.libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php

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domenica, 18 maggio 2008

La Camorra lidera la persecución gitana

pubblico l'inizio di un articolo uscito stamane su El País (http://www.elpais.com/articulo/internacional/Camorra/lidera/persecucion/gitana/elpepuint/20080518elpepiint_1/Tes)

"Es mejor no pensarlo. No hay mucho que hablar. Sólo hace falta ver la basura tirada en la calle. El Estado nos ha abandonado. Y ellos [los gitanos] estaban tan abandonados como nosotros". Patrizia, ama de casa, siente vergüenza de vivir en Ponticelli, el barrio de Nápoles donde esta semana una turba estratégicamente formada por mujeres, niñas y muchachos armados con piedras y cócteles molotov asaltó e incendió los campamentos donde vivían un millar de rumanos de etnia gitana. La zona es un feudo de la Camorra y las asociaciones cívicas, que tratan de poner cordura en una situación que se escapa de las manos, subrayan que no se trata de ninguna coincidencia: las constructoras de la mafia edificarán viviendas sobre el suelo quemado. [...]"
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giovedì, 15 maggio 2008

si chiama pogrom

dal De Mauro (http://www.demauroparavia.it/84233):

|grom

s.m.inv.
TS stor., spec. nella Russia zarista, rivolta popolare antisemita spesso incoraggiata dal potere centrale, accompagnata da saccheggi, devastazioni, massacri | CO estens., violenta persecuzione contro una minoranza etnica o religiosa
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sabato, 12 aprile 2008

Albert Bruce Sabin

Da wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/Albert_Sabin


Albert Bruce Sabin (26 agosto 1906 - 3 marzo 1993) fu un noto medico pediatra e virologopolacco naturalizzato statunitense, ricercatore famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomelite.

Ebreo, nato nel 1906 a BiaÅ‚ystok, in Russia (oggi Polonia), emigrò in America nel 1921 con la sua famiglia. Nel 1930 acquisì la cittadinanza statunitense. Sabin studiò medicina all'università di New York e sviluppò l'interesse per la ricerca medica, in modo particolare nel campo delle malattie infettive. Dal 1946 è stato a capo della Ricerca Pediatrica all'università di Cincinnati.

I suoi studi sulle malattie infettive dell'infanzia lo portarono, soprattutto nel dopoguerra, a fare ricerche su quelle provocate da virus ed in particolare sulla poliomelite.

Negli anni '50 veniva utilizzato il vaccino scoperto da Jonas Salk che preveniva molte complicazioni della malattia ma non era in grado di evitare il contagio iniziale. Inoltre questo vaccino doveva essere somministrato tramite iniezione. Il vaccino sviluppato da Sabin evitava di contrarre la malattia ed era somministrato per via orale, sciolto su una zolletta di zucchero. Il nuovo vaccino fu utilizzato a partire dal 1957.

Sabin preparò il suo vaccino fra il 1954 ed il 1955, ma mentre il vaccino di Salk, costituito da virus inattivati (uccisi) inoculabile per iniezione, era applicato su vasta scala e riceveva l'approvazione delle autorità sanitarie degli Stati Uniti, Sabin dovette attendere alcuni anni perché la sperimentazione in massa del suo vaccino, fatto con virus vivi e attenuati e somministrabile per bocca, richiedeva maggiori cautele.

Sabin cominciò a provarlo su sé stesso, su due suoi assistenti, su giovani carcerati che si erano offerti volontari e sulle sue due figlie.
Questi primi controlli ed i successivi ebbero esito positivo.

Il vaccino di Sabin, autorizzato in Italia nel 1963, ha provocato la scomparsa della malattia nel nostro Paese, come in tutti gli altri dove è stato reso obbligatorio.

Sabin non brevettò la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale, per garantire una più vasta diffusione della cura. Anche per questo motivo, oggi, la poliomelite è praticamente debellata.

Non ricevette il premio Nobel per le sue scoperte mediche.

Negli ultimi anni Sabin della sua vita si è dedicato allo studio dei tumori e della leucemia.

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venerdì, 11 aprile 2008

Ciò che conta è lo scopo dell'utente

Alcuni stralci da un articolo chiarificatore sul software libero, in: http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html

Cos'è il Software Libero?

Sosteniamo questa definizione di software libero per indicare chiaramente ciò che deve essere vero di un particolare programma software perché sia considerato software libero.

Il Software libero è una questione di libertà, non di prezzo. [...]
L'espressione "software libero" si riferisce alla libertà dell'utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Più precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:

  • Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0).
  • Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
  • Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).
  • Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Un programma è software libero se l'utente ha tutte queste libertà. In particolare, se è libero di ridistribuire copie, con o senza modifiche, gratis o addebitando delle spese di distribuzione a chiunque ed ovunque. Essere liberi di fare queste cose significa (tra l'altro) che non bisogna chiedere o pagare nessun permesso.

Bisogna anche avere la libertà di fare modifiche e usarle privatamente nel proprio lavoro o divertimento senza doverlo dire a nessuno. Se si pubblicano le proprie modifiche, non si deve essere tenuti a comunicarlo a qualcuno in particolare o in qualche modo particolare.

La libertà di usare un programma significa libertà per qualsiasi tipo di persona od organizzazione di utilizzarlo su qualsiasi tipo di sistema informatico, per qualsiasi tipo di attività e senza dover successivamente comunicare con lo sviluppatore o con qualche altra entità specifica. Quello che conta per questa libertà è lo scopo dell'utente, non dello sviluppatore; come utenti potete eseguire il programma per i vostri scopi; se lo ridistribuite a qualcun altro, egli è libero di eseguirlo per i propri scopi, ma non potete imporgli i vostri scopi.

[...]



Tuttavia, certi tipi di regole sul come distribuire il software libero sono accettabili quando non entrano in conflitto con le libertà principali. Per esempio, il permesso d'autore (1) è (detto in due parole) la regola per cui, quando il programma è ridistribuito, non è possibile aggiungere restrizioni per negare ad altre persone le libertà principali. Questa regola non entra in conflitto con le libertà principali, anzi le protegge.

Indipendentemente dal fatto che si siano ottenute copie di software GNU a pagamento o gratuitamente, si ha sempre la libertà di copiare e cambiare il software, e anche di venderne copie.

Software libero non vuol dire non-commerciale. Un programma libero deve essere disponibile per uso commerciale, sviluppo commerciale e distribuzione commerciale. Lo sviluppo commerciale di software libero non è più inusuale: questo software commerciale libero è molto importante.

Regole su come fare un pacchetto di una versione modificata sono accettabili, a meno che esse in pratica non blocchino la libertà di distribuire versioni modificate. Regole del tipo se rendi disponibile il programma in questo modo, lo devi rendere disponibile anche in quell'altro modo possono essere pur esse accettabili, con le stesse condizioni. (Si noti che tale regola lascia ancora aperta la possibilità di distribuire o meno il programma.) Regole che richiedano il rilascio del codice sorgente agli utenti per le versioni che rendete utilizzabili pubblicamente sono accettabili. È anche accettabile che la licenza richieda che, se avete distribuito una versione modificata e un precedente sviluppatore ne richiede una copia, dobbiate inviargliene una.

Nel progetto GNU, noi usiamo il permesso d'autore per proteggere queste libertà legalmente per tutti. Ma esiste anche software libero senza permesso d'autore. Crediamo che ci siano importanti ragioni per cui sia meglio usare il permesso d'autore, ma se un programma è software libero senza permesso d'autore, possiamo comunque utilizzarlo.

Si veda Classificazione del software libero per una descrizione dei rapporti fra "software libero", "software con permesso d'autore" e altre categorie di software.

Qualche volta le leggi sul controllo delle esportazioni e le sanzioni sul commercio possono limitare la libertà di distribuire copie di programmi verso paesi esteri. I programmatori non hanno il potere di eliminare o di aggirare queste restrizioni, ma quello che possono e devono fare è rifiutare di imporle come condizioni d'uso del programma. In tal modo, le restrizioni non influiranno sulle attività e sulle persone al di fuori della giurisdizione degli stati che applicano tali restrizioni.

Molte licenze di software libero sono basate sul copyright, e ci sono limiti a quello che si può imporre con il copyright. Se una licenza basata sul copyright rispetta la libertà nei modi descritti sopra, è improbabile, anche se non impossibile, che abbia qualche tipo di problema che non abbiamo previsto. Tuttavia alcune licenze di software libero sono basate sui contratti, e i contratti possono imporre una gamma molto più vasta di restrizioni. Questo significa che ci sono molti modi possibili di rendere inaccettabilmente restrittiva e non libera una licenza del genere.

Non possiamo elencare tutti i modi in cui questo potrebbe accadere. Se una licenza basata su contratto restringe i diritti dell'utente in una maniera inusuale, fuori da quello che le licenze basate sul copyright potrebbero fare, e non citata qui come legittima, dovremmo esaminare il caso, ma probabilmente concluderemmo che la licenza non è libera.

Quando si parla di software libero, è meglio evitare di usare espressioni come regalato o gratuito, perché esse pongono l'attenzione sul prezzo, e non sulla libertà. Parole comuni quali pirateria implicano opinioni che speriamo non vogliate sostenere. Si veda Termini da evitare per una discussione su queste parole. Abbiamo anche una lista di traduzioni in varie lingue dell'espressione software libero.

[...]

Copyright (C) 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006
Free Software Foundation, Inc., 51 Franklin St, Fifth Floor, Boston, MA 02110-1301, USA
La copia letterale e la distribuzione di questo articolo nella sua integrità sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.

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sabato, 05 aprile 2008

http://www.soniapresidente.net/

Sì, certo... Sonia presidente, perché, ci sono alternative?

http://it.youtube.com/watch?v=RyG8_yOKlic&feature=related
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venerdì, 04 aprile 2008

"Ora capisce perché molti mi prendono per pazzo?"

Wilhelm Reich aveva scoperto l'orgone ovvero l'energia biologica esistente negli organismi viventi, nell'atmosfera e nel terreno; aveva individuato come funzione basilare di ogni essere vivente la funzione orgastica, sostenendo che la scarica di energia sessuale fosse una necessità improcrastinabile al fine di preservare intatte le funzioni biologiche dell'organismo. Intatte dunque. All'origine delle nevrosi e degli squilibri fisici stava quindi l'insoddisfazione orgastica causata dal fatto che l'energia in eccesso non fosse scaricata completamente.
Avendo "identificato" la salute psichica con la liberazione sessuale e estesa la questione su un piano politico, "accusò la classe dominante di mantenere l'ordine sociale (e con esso la propria supremazia) reprimendo il libero manifestarsi dell'energia sessuale.
La morale sessuale dominante nella società e nella famiglia si espliccherebbe in sostanza, tramite una struttura psichica che reprime le pulsioni sessuali, generando nevrosi e infelicità".
Teorie destabilizzanti per qualsiasi sistema politico fino ad allora e forse finora esistente.
Morì nel 1957 per "attacco cardiaco" in prigione, negli Stati Uniti.
cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_Reich
Un anno prima, a New York, un immenso rogo distruggeva le sue opere.
Su Olistica tv, ho trovato la narrazione di un aneddoto. L'incontro tra Reich e Einstein, dal quale ho tratto il titolo per questo post (http://www.olistica.tv/Default.aspx?tabid=101)

"[...] Perché la sua eresia era così pericolosa? Un episodio abbastanza significativo delle relazioni fra Reich e la scienza ufficiale può forse chiarire la questione. Il 30 dicembre 1940 Albert Einstein aveva ricevuto una lettera di Reich: "Alcuni anni fa - vi si diceva fra l'altro - ho scoperto un'energia biologica operante in modo particolare, che si comportava sotto molti aspetti diversamente da tutto quanto si sa circa l'energia elettromagnetica… l'esistenza di quest'energia, da me battezzata 'orgone', è stata dimostrata con sicurezza non solo negli organismi viventi, ma anche nell'atmosfera e nel terreno, mediante apparecchi che l'hanno resa visibile, l'hanno concentrata ed hanno rilevato le variazioni termiche da essa determinate. Sto anche applicando con un certo successo quest'energia alla ricerca nel campo della terapia del cancro (4)". Si chiedeva un appuntamento che il grande fisico accordò: il 13 gennaio 1941 Reich ed Einstein si incontrarono a casa di quest'ultimo e si intrattennero in conversazione per ben cinque ore. Einstein osservò l'orgone attraverso un apparecchio inventato da Reich: "Feci buio nella stanza e gli diedi l'orgonoscopio indicandogli come doveva servirsene… esclamò stupefatto: 'Sì, è vero, è là! Anch'io vedo la cosa!' Guardò a più riprese nell'orgonoscopio e disse: 'Ma vedo questi scintillii di continuo, non potrebbero essere nei miei occhi?'(5)".
La prova dell'oggettività dei raggi - spiegò Reich - sta nel fatto che le manifestazioni luminose possono essere ingrandite se si osservano con una lente: ciò non avverrebbe se fossero immagini soggettive. Poi aggiunse un particolare sconvolgente sull'accumulatore orgonico(6): tra l'interno dell'accumulatore e la parete superiore di questo, da una parte, e l'atmosfera esterna dall'altra, era rilevabile una sensibile differenza di temperatura. Emozionato, Einstein esclamò: "Questo non è possibile. Se fosse vero, sarebbe una bomba!". Reich promise che sarebbe tornato con un accumulatore; Einstein assicurò che, se le osservazioni fossero state confermate, avrebbe appoggiato la scoperta. Congedandosi Reich disse "Ora capisce perché molti mi prendono per pazzo?". "È perfettamente comprensibile(7)" rispose Einstein".
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venerdì, 04 aprile 2008

La funzione dell'orgasmo secondo Reich

Reich contestava la funzione riproduttiva generalmente attribuita all'orgasmo dalla biologia, sostituendola con una valenza energetica che si tradurrebbe nei dualismi tensione/erezione e scarica/eiaculazione. Reich ritenne che la scarica di energia sessuale fosse una necessità improcrastinabile al fine di preservare intatte le funzioni biologiche dell'organismo. Reich attribuiva le nevrosi e tutte le conseguenze fisiche ed energetiche delle stesse all'insoddisfazione orgastica dovuta al fatto che l'energia in eccesso non fosse scaricata completamente. I traumi psicologici affliggerebbero sia il corpo fisico, sia le funzioni orgastiche e Reich, a differenza delle teorie della psicologia a lui contemporanea su quelle che venivano definite psicopatologie, le considerava piuttosto il risultato di traumi vissuti dall'individuo in tutti quei casi in cui le imposizioni culturali ed educative fossero volte a reprimere la necessità di una scarica totale dell'energia in eccesso attraverso l'orgasmo.

in: http://it.wikipedia.org/wiki/Wilhelm_Reich
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domenica, 30 marzo 2008

Elezioni?

i ragazz del linux!!! (http://linux-club.org/), guardate cosa ho trovato a proposito delle prossime elezioni: http://www.voisietequi.it/
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martedì, 11 marzo 2008

La catastrofe maschile

Solo due paroline tratte dal "Manifesto" di oggi:


 "perché la politica cambi occorre che la politica riconosca di avere un sesso, maschile, e che questo sesso è in crisi, non sa più interpretare il mondo: può tutt'al più fare quadro, stringere alleanze tra uomini, inventare a tavolino nuovi leader uomini, Obama compreso. La catastrofe maschile delle forme politiche novecentesche è davanti ai nostri occhi. La sfida è costruirne altre, qui e adesso, a partire dalla vita quotidiana".

firmato da Ida Dominijanni
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